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Mensa bio: realtà o utopia?

da ecoandeco


In questi giorni mi sono trovata a “lavorare” su un progetto che mi sta particolarmente a cuore, che è stato proposto alla nostra mensa (in linea generale) ma su cui ancora siamo agli inizi. La proposta è quella di introdurre un menu biologico nella mensa scolastica del nostro Comune.
Con questo post riassumo i primi spunti, che sono gli stessi su cui abbiamo lavorato per presentare la nostra idea, che vorrei condividere con i lettori e con gli altri genitori. Quando ho iniziato a preparare la proposta, la difficoltà più grande che ho avuto è stata trovare casi reali, progetti già presentati, realtà analoghe nel territorio  e non. Un primo  esempio pratico me lo ha fornito Elisa (grazie!) con il Progetto “Nutrire significa Educare“.
Con questo post vorrei condividere questa esperienza, con la speranza di poterla arricchire con le vostre. E, magari, raccogliere da voi idee, strumenti, informazioni su come continuare a lavorarci sopra.
Perché biologico?
I  prodotti biologici sono privi di fitofarmaci o residui chimici di sintesi, sono più sani per chi li consuma e per chi li produce, e permette di diminuire gli impatti negativi sull’ambiente a livello di inquinamento di acque, terreni e aria.
Vieta l’uso nei campi di sostanze chimiche nocive per l’ambiente e per l’uomo, diserbanti, fertilizzanti e sementi OGM. Negli allevamenti, gli animali non possono crescere in gabbia o in batteria,  sono vietati mangimi OGM, punture di antibiotici e stimolatori della crescita.
Agricoltura biologica e salute dei bambini
I pesticidi possono essere tossici, cancerogeni, allergenici. Che effetto fanno ai bambini? I loro ritmi metabolici sono diversi da quelli degli adulti, la loro capacità di eliminare tossine è minore, la loro sensibilità agli allergeni e cancerogeni maggiore.  I piccoli sono più esposti degli adulti ai rischi di una alimentazione con residui chimici.
Agricoltura biologica e costi
Il costo dei prodotti biologici, in agricoltura come in allevamento, è inversamente proporzionale alla resa, che è molto inferiore a quella  convenzionale. La diminuzione del consumo di carni potrebbe in qualche modo iniziare a ovviare il problema della resa. L’aspetto dei costi invece può essere risolto o fortemente ridimensionato attraverso la pratica del KM ZERO e del consumo di prodotti di stagione.
IMHO: Dire che il biologico è caro è, spesso, sin troppo semplice. Ci troviamo a sborsare subito, di tasca nostra, qualche centesimo in più per acquistare un prodotto bio. Il conto è fatto. Il costo che nessuno prende in considerazione, quando si parla di agricoltura (e quindi alimentazione) “convenzionale” è quello della comunità. Ovvero: quali sono i costi del “non bio” in termini di inquinamento e salute?
Cibo locale e stagionalità
Acquistare cibo locale fa risparmiare in termini di inquinamento (minori trasporti e niente packaging) e induce a consumare prodotti di stagione,  con costi inferiori anche per i produttori. Le verdure presenti nel menu attuale (nella nostra mensa) spesso sono surgelate (ad esempio spinaci, o fagiolini, o altre verdure in busta). Il gusto e le proprietà nutrizionali delle verdure e dei cibi surgelati sono sicuramente inferiori al prodotto fresco.
IMHO: Secondo voi, mangiare spinaci o bietole surgelati in busta a gennaio vuol dire mangiare verdure di stagione? Quanto c’è di “stagionale” nelle verdure surgelate? La stagionalità è applicabile anche ai surgelati? Secondo me, no.
Agricoltura biologica e mense scolastiche: la legge
Legge 488/1999, articolo 59 “Al fine di promuovere lo sviluppo di una produzione agriciola di qualità ecocompatibilie… – comma 4 – per garantire la promozione della produzione agricola biologica e di qualità, le istituzioni pubbliche che gestiscono mense scolastiche ed ospedali prevedono nelle diete giornaliere l’utilizzazione di prodotti biologici , tipici e tradizionali nonché quelli a denominazione di origine protetta, tenendo conto delle linee guida e delle altre raccomandazioni dell’Istituto Nazionale della Nutrizione. Gli appalti pubblici di servizi relativi alla ristorazione delle istituzioni suddette sono aggiudicati ai sensi dell’articolo 23 comma 1 del decreto legislativo n.157 del 17 marzo 1995, e successive modificazioni, attribuendo valore preminente all’elemento relativo alla qualità dei prodotti agricoli offerti.”
Su 8100 comuni italiani sono circa 1000 quelli che hanno iniziato a lavorare in questo senso.  Iniziare a lavorare verso l’introduzione del menu biologico nelle mense bio non è soltanto auspicabile, o salutare, ma può essere messo in pratica dai comuni stessi, anche grazie alla legge sopra citata e alle raccomandazioni dell’Istituto Nazionale della Nutrizione. (100 domande sul cibo, Stefano Carnazzi. Ed. Ambiente)
Il biologico a mensa: la nostra proposta
Introduzione del menu biologico almeno al 50% nella mensa scolastica.  I costi maggiori dovuti all’acquisto dei prodotti biologici potrebbero essere compensati dalla riduzione delle verdure e dei prodotti surgelati, privilegiando prodotti freschi e a chilometri zero.  Inoltre, si potrebbe proporre di far iniziare il pasto con la verdura cruda, seguito da primo, secondo, frutta o dolce. In questo modo, si ridurrebbe considerevolmente lo scarto di verdura, che è in media del 65-80%.
E adesso viene il bello…
Ovvero: abbiamo presentato l’idea, in linea di massima. I presupposti ci sono tutti, ma l’idea ancora è solo sulla carta. Da qui a farla diventare un progetto concreto e realizzabile ne passerà di tempo…
Quali difficoltà ci aspettiamo? Quali saranno gli ostacoli? Cosa ne pensano gli altri genitori di questo progetto? La valenza del biologico è nota a tutti, o solo ad alcuni? Il costo è veramente la difficoltà maggiore? Come rendere il progetto pratico (conti e fornitori alla mano) e non solo teorico? Come proporre un passaggio graduale?
E voi? Vi siete posti di fronte ad un problema simile? Il biologico è stato già introdotto nelle vostre mense? Se sì, in che modo?
Grazie per il confronto e gli spunti che vorrete darmi!

L’agricoltura biologica offre prodotti privi di fitofarmaci o residui chimici di sintesi ma si propone anche come forma di agricoltura alternativa a basso impatto ambientale. A differenza di quella “normale”, l’agricoltura biologica non stressa il terreno fino ad impoverirlo, ma lo arricchisce preservandone la fertilità. Vieta l’uso nei campi di sostanze chimiche nocive per l’ambiente e per l’uomo, diserbanti, fertilizzanti e sementi OGM.

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6 commenti

Silvia gc 30 Marzo 2011 - 10:17

La mense scolastiche del Comune di Roma, oltre a essere mediamente piuttosto buone, erano biologiche.
Da quest anno è stato eliminato il biologico, in favore di un presunto risparmio di cui non ci sono dati.
In compenso, da quest anno il costo della mensa è aumentato, per molte famiglie, a dismisura, essendo ora proporzionato al reddito ( in pochi hanno mantenuto la quota base)
Che dire?

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Gloria 30 Marzo 2011 - 10:26

Silvia la tua esperienza mi sconforta non poco…
La prima obiezione che abbiamo ricevuto infatti è stata proprio sul costo, a dire degli addetti passare al fresco bio piuttosto che tenere il surgelato è un costo troppo gravoso, perché richiederebbe un aumento di manodopera che andrebbe a gravare ulteriormente sulla retta.
Anche la nostra retta è proporzionata al reddito, la fascia più alta è di 115 euro/mese. Il costo medio di un pasto è di circa 5 euro, di cui circa il 40% di materia prima e 60% di manodopera.
A me sinceramente 5 euro non sembrano pochi per far uscire un pasto bio, considerando le porzioni di cibo che consuma un bambino. Significherebbe 2 euro di materia prima. Con 2 euro a casa io non ho problemi a far uscire un pasto bio, e non ho accesso alle scontistiche dei grossisti, o che comunque un fornitore bio applicherebbe ad una mensa che prepara 250 pasti…
Il lavoro più difficile secondo me sarà proprio

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Gloria 30 Marzo 2011 - 10:18

Il confronto sul tema è anche qui:
http://www.facebook.com/notes/gloria-rossi/mensa-bio-realt%C3%A0-o-utopia/10150134054342863
per chi volesse intervenire!

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Merenda (bio) in fattoria! | eco and eco - living eco 21 Giugno 2011 - 23:15

[…] speriamo che il progetto per la mensa bio vada avanti, quale migliore occasione della fine dell’anno scolastico per organizzare una […]

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Elena 1 Marzo 2013 - 08:49

E’ passato un anno: com’è andata a finire la battaglia bio in mensa? Sarei proprio felice di saperlo e di avere buone notizie. Personalmente ritengo che la chiave per ottenere del buon biologico a prezzi accettabili è SOSTENERE i contadini!! Il link alla discussione è in disuso, spero di avere notizie qui. Grazie Gloria.

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Gloria 1 Marzo 2013 - 09:40

Cara Elena,
purtroppo nessuna buona notizia, solo tanto sconforto dovuto all’ignoranza di chi gestisce l’intero sistema.
Dopo aver presentato il progetto nel 2011 con le precedenti rappresentanti in Commissione Mensa, non ci hanno nemmeno preso in considerazione. Dopodiché, l’anno successivo (2012) ho accettato di diventare io stessa rappresentante dei genitori in Commissione Mensa, e son ripartita alla carica.
Ho ripresentato il progetto e tutte le sue buone ragioni, proponendo di attuarlo per lo meno con la pasta/passata di pomodoro/legumi e cereali secchi, che già da soli avrebbero costituito il 50% buono del menu settimanale.
Ho fatto una ricerca tra tutti i produttori bio delle Marche (la nostra regione) raccogliendone in un documento tutti i contatti, e presentando questa lista al Comune (visto che la gestione è comunque del comune, anche se i costi ricadono al 75% sulle famiglie, dove per 75% intendo pasti + personale) che avrebbe dovuto richiedere i preventivi e rendere poi conto in Commissione delle risposte dei fornitori.
Nessuna risposta per più di 4 mesi, fino alla successiva riunione della Commissione in cui mi hanno detto semplicemente che hanno deciso (contrariamente a quanto deliberato in Commissione) che non sarebbero andati avanti con la cosa. Questo (parole dell’assessore) perché:
1) i genitori di Sassoferrato non sono ancora culturalmente pronti per comprendere l’importanza del biologico
2) in Italia si sta andando verso il locale, piuttosto che verso il bio. E loro hanno già scelto locale, perché prendono la verdura dal negozio x del nostro paese (che però fa parte di un marchio della GDO, quindi ha tutto meno che verdura locale), la carne da un macellaio del posto, e (dulcis in fundo) tutto il resto da un distributore di Perugia. Come se il distributore di Perugia (che porta niente altro che i grandi marchi della GDO) potesse intendersi come produttore locale.
Qui, devo dirlo, ho perso del tutto le speranze… 🙁

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